Le gondole sfilano per i canali di Venezia fin dalle epoche medievali e già da alcuni secoli sono il simbolo di questa bella città.

Gondole veneziane

 

La costruzione di una gondola segue procedimenti molto rigorosi. Ogni elemento è importante ed ha un valore simbolico.

Il ferro sulla prua serve a bilanciare il peso del gondoliere ed ha una forma che ricorda il cappello del doge e il Canal Grande.

I 6 denti rappresentano i sestieri. Quello rivolto all’indietro, l’isola della Giudecca.

Rialto, mercato

 

Il gondoliere voga con un solo remo, in piedi dalla parte opposta alla prua. Nel caso delle gondole traghetto, i gondolieri sono due.

La barca è leggermente asimmetrica, naviga quindi un po' pendente su un lato.

 

 

Queste eleganti barche, che erano nere per la pece che ne impermeabilizzava lo scafo, misurano 11 metri e pesano più di 350 kg.

Il fondo piatto ne garantisce la stabilità, sta comunque alla destrezza del gondoliere riuscire a manovrarle per gli stretti canali veneziani. 

Essi ne annunciano l’arrivo con il tipico “òhe”, che risuona nel silenzio dei canali.

Gondole in sosta al Rio dei Santi Apostoli, Cannaregio

 

Fino al 1854 Rialto era l’unico ponte sul Canal Grande e le gondole, che assicuravano gli spostamenti da una zona all’altra di Venezia, erano numerosissime.

Ancora oggi alcune di esse fanno da traghetto trasportando le persone da una riva all’altra del Canale.

Canal Grande

 

Un'usanza molto antica sono i tour collettivi con serenata, quando un piccolo corteo di gondolieri sfila per i canali cantando melodie in dialetto veneto.

Gondole al Ponte di Rialto 

 

Nel libro “Viaggio in Italia”, il Goethe descrive la gondola di come uno dei giocattoli d’infanzia più amati.

Gli fu portato dal padre al ritorno da un viaggio in Italia e da allora lo scrittore tedesco non smise mai di sognare il suo arrivo nella "meravigliosa città insulare".

Sestriere di Cannaregio, Venezia

 

Sempre il Goethe scrive:

 

Mi sono imbarcato sulla gondola al chiaro di luna, con un cantante innanzi a me e l’altro alle mie spalle. Hanno intonato le loro melodie e cantavano alternandosi…  In lontananza risponde un altro col verso seguente… Quanto più le voci sono lontane tanto più la musica è dilettevole per colui che ascolta.

Vi è qualcosa di indefinibile che commuove fino alle lacrime…”

 

     Da   “Viaggio in Italia”    7 Ottobre 1786

Venezia in breve

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