Colonnata è un paese circondato da uno scenario suggestivo: le case hanno come sfondo le pendici di marmo delle Alpi Apuane, montagne madri dell’arte.

Chiamate Alpi per l’aspetto frastagliato e biancheggiante, questi particolari rilievi della Toscana del nord, contrastano con le forme più dolci della Garfagnana e degli Appennini alle loro spalle. 

 

Quel bianco che luccica al sole, non sono i nevai, ma cave di marmo: una catena di monti di marmo a soli dieci chilometri dal mare.

Così insoliti da farci pensare a un miraggio.

Via della Fontana, Colonnata 

Il paese di Colonnata, al centro di queste montagne, esiste dalle epoche romane. Vi abitavano i cavatori, che spesso erano schiavi di guerra, inviati dalla vicina Luni, colonia romana, con lo scopo di estrarre quell’oro bianco, la pietra dei monti di luna, che serviva per rivestire i monumenti, costruire altari e urne, per le colonne, le statue, i templi e tutte le grandiose opere della Roma Imperiale.

I marmi venivano spediti sulle navi, in partenza dal porto di Luni (portus lunae) e dirette verso Roma. I pesanti massi riportavano la scritta A.U.PH. (ad unsum Fori), ed erano esenti da qualsiasi imposizione fiscale.

Alcune epigrafi ritrovate nel 1800 testimoniano di questo passato storico, documentato a partire dal 177 a.C.

Blocchi di marmo sulla costa di Carrara

 

A Colonnata il marmo è dappertutto, sui gradini, nei portali delle case, nella pavimentazione della piazzetta principale, la Piazza Palestro.

Nonostante il paese sia piccolo, i ristoranti sono numerosi: Colonnata è infatti famosa anche per il lardo e gli ottimi salumi ad indicazione geografica protetta (IGP). 

 

Il grasso di maiale viene stagionato almeno sei mesi in conche di marmo strofinate con aglio, e poi coperto da aromi e spezie.

Accompagnato con pane e verdure, il lardo costituiva il sostanzioso cibo dei lavoratori della montagna, che veniva probabilmente inviato loro da Carrara, dove nella Piazza Alberica, che nel medioevo si chiamava Platea Porcorum, si teneva il mercato dei maiali.

Ai cavatori va quindi il merito di aver reso il lardo di Colonnata un prodotto unico e più appetitoso.

Oggi viene servito tagliato sottilissimo con pane arrostito e salumi, o in aggiunta ad altri cibi, tipo crostacei.

 

Le origini delle Alpi Apuane risalgono al Giurassico; sono emerse con movimenti tettonici della parte più profonda degli Appennini. Erano depositi calcarei sul fondo del mare, come quelli che costituiscono le scogliere coralline e le nostre Dolomiti. Qui però le pietre hanno subito una trasformazione a causa delle variazioni di pressione e temperatura.

Per secoli le Apuane hanno offerto generosamente le loro pietre ad uso di artisti che hanno prodotto immensi capolavori, come le statue antiche, gli archi trionfali e le bellissime facciate delle cattedrali medievali. Da queste cave deriva infatti il marmo detto Statuario, quello bianco, il più pregiato.

Uno per tutti, Michelangelo Buonarroti, che oltre alle pietre di Settignano, vicino Firenze, girava spesso in queste zone alla continua ricerca dei massi migliori. Alloggiava in un palazzo a fianco al duomo di Carrara; sulla facciata si può leggere la targa.

Il Cristo del Cavatore, Colonnata

 

Il merito di tanta bellezza sparsa nel mondo è da attribuirsi anche ai cavatori, gli operai che hanno lavorato duramente per estrarre le rocce dalla montagna e in alcuni casi purtroppo anche a scapito della loro vita. 

Per questo motivo Giuseppe Carpena, parroco di Colonnata, nel 1981, volle far realizzare un monumento che celebrasse tutti questi martiri del lavoro. Il monumento, chiamato Cristo del Cavatore, è opera dello scultore Alberto Sparapani, e rappresenta Gesù che esce da una pietra.

La statua si staglia a fianco della chiesa di San Bartolomeo, ed ha sullo sfondo, un bellissimo scenario montano. 

 

Con il marmo delle Apuane si fanno molti prodotti che vengono esportati in tutto il mondo: dai piani di cucina, all'arte funeraria, i pavimenti, gli scaloni, fino agli oggetti più piccoli rifiniti a mano, come statuette, scacchiere, portacandele o i tipici mortai. Grande mercato è anche quello degli scarti di lavorazione ed estrazione, che oggi grazie al filo diamantato sono più veloci, ma meno redditizi per l'economia locale, in quanto diminuiscono la manodopera operaia.

Con i detriti derivati dall'escavazione e dal taglio, viene prodotto il carbonato di calcio, che è utilizzato in plastiche, gomme, vernici, carta e perfino nell'industria cosmetica.

 

Il particolare aspetto delle Alpi Apuane ha ispirato numerosi scrittori, da Strabone, a Dante Alighieri e Gabriele d’Annunzio. Il Vate era molto affascinato dai divin marmi

“ Oh Alpe di Luni,

davanti alla faccia del mare,

la più bella rupe che s’infutura…”

da Alcyone di Gabriele d’Annunzio

 

Risalendo da Carrara, Colonnata si raggiunge in pochi minuti percorrendo la strada che sale verso le cave, lungo la quale troveremo anche qualche bancarella e negozietto di souvenir.

 

I camion in passaggio sulle strade sono tanti, l’attività estrattiva è tutt’altro che esaurita, e questo ha generato negli ultimi anni diverse polemiche da parte delle associazioni ambientaliste e per la tutela del territorio.

 

Nel 1985 le zone sono state in parte tutelate con l'istituzione del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane, che si estende per circa 20.000 ettari nelle province di Lucca e Massa Carrara. Nel 2011 il parco è entrato a far parte della rete dei Geoparchi protetti dall’Unesco.

Il mondo impressionante e fantastico di queste montagne, potrebbe costituire un’ottima possibilità per l’incentivo del turismo e altre nuove iniziative, come il ripristino delle vecchie vie ferrate e magari un rallentamento delle attività estrattive intensive.

Case a Colonnata

I numerosi sentieri naturalistici e le escursioni alle cave, proposte già oggi dagli operatori turistici, attirano decine di persone, che in moderne jeep vengono portate nei territori interdetti ai non addetti ai lavori, offrendo esperienze emozionanti e uniche.

“Sono salito alle cave delle Apuane… E’ una stupenda montagna, d’una luce bianca, assoluta. Il marmo ha una forza di irradiazione, uno splendore fermo, maggiori di quelli del ghiaccio.  Risaltano su quel bianco, le bocche di leone, le margherite gialle…  Assisto al lavoro dei lizzatori, che fanno scivolare a valle sulle piste i blocchi squadrati, lavoro faticoso e pericoloso…”

Da Viaggio in Italia di Guido Piovene, 1957

 

I blocchi di marmo, scavati anticamente con piccone e martello nelle naturali linee di fratturazione, venivano collocati su travi e poi fatti scivolare giù, lungo le vie di lizzatura, oppure caricati sui carri e trainati dai buoi. Poi nel 1800 giunse la ferrovia, che attraversava lunghe gallerie scavate nel marmo. Era chiamato il trenino dei marmi.

Antica locomotiva lungo la Strada Comunale per Colonnata

La Ferrovia Marmifera Privata di Carrara giungeva ad un livello massimo di altitudine di circa 500 metri. In caso di richieste si poteva accodare al convoglio un vagone per i turisti che comprendeva 25 posti. Il viaggio era gratuito su richiesta alla Società.

Oggi i blocchi di pietra viaggiano sui camion e arrivano giù al mare e nella pianura di Carrara, dove vengono tagliati, lavorati o lasciati grezzi ed esportati in tutto il mondo.

La raffinata facciata in marmo del duomo di Carrara

Un’escursione nei paesini delle Apuane e nella bella Carrara possono costituire ottime alternative per trascorrere una giornata in una Toscana insolita, ad un passo da Lucca, Pisa e il mare di Versilia.

Piazza Alberica, Carrara

 

“E c’è anche, in queste cave, un senso di gioia. La luce bianca delle cave porta, in chi vi passa, un’accensione dei pensieri, quasi un’esaltazione.

La cava dove ho sostato era avvolta di quel riflesso… “

Da Viaggio in Italia di Guido Piovene, 1957

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