Casa del Fauno, Pompei 

Pompei è indubbiamente uno dei luoghi più suggestivi al mondo per chi è appassionato di storia.

Girare fra le rovine di un’intera città di più di 2000 anni fa, trasmette emozioni forti, quasi surreali. A Pompei la concezione romantica del sublime, e la bellezza di ciò che appare davanti ai nostri occhi, si esprimono  nella loro potenza, vincolata purtroppo al ricordo della tragedia avvenuta nel 79 d.C,. quando il Vesuvio improvvisamente esplose, sommergendo tutto con una nube di cenere e rocce. 

Casa di casa di Venere in Conchiglia

Si entra con rispetto nelle case di Pompei, quasi con il timore di violare l’intimità di questo popolo sfortunato e sorprendentemente progredito. 

Casa di Paquius Procolus

C’era stato un terremoto 17 anni prima, evento che fece sì che molti edifici venissero abbandonati, altri erano in via di restauro o appena sistemati.

Le vittime dell’eruzione vulcanica in realtà non furono moltissime, rispetto a ciò che poteva essere. Il Vesuvio aveva dato segni di preavviso già da diversi giorni, come a voler avvertire di quello che di lì a poco sarebbe successo. 

In pochi attimi, la vita di Pompei, Ercolano e i centri vicini, si fermò.

 Casa degli Epidii

“Incominciava a cadere cenere.. una fitta oscurità ci incombeva  alle spalle”  

cit. Plinio Il Giovane 

Vie di Pompei antica

I Romani, assai superstiziosi, temendo di scatenare ancora una volta l’ira degli dei, decisero di abbandonare tutto, e tutto rimase lì, dimenticato sotto metri di cenere. Fino a quando nel 1500, in occasione dei lavori di scavo per un canale del fiume Sarno, l’architetto Fontana si imbattè in alcuni edifici dalle pareti dipinte.

Casa di Loreio Tiburtino e Octavius Quartio 

Il ripristino vero e proprio iniziò solo nel 1748, sotto il Regno di Carlo di Borbone, per poi proseguire a ritmo serrato a partire dal 1860 sotto la direzione di Giuseppe Fiorelli.

Da allora gli scavi non si sono interrotti: Pompei e i paesi limitrofi sono un continuo affiorare di fonti storiche, un libro  a cielo aperto, una tappa fondamentale per i Grand Tour dei secoli XVIII e XIX.

Porta Marina

Arrivando nella piccola stazione ferroviaria di Pompei Scavi, possiamo iniziare la visita al paese entrando da Porta Marina, quella che affacciava verso il mare e il porto. Si noteranno due entrate, una serviva per i carri e l’altra più piccola per le persone.

La solide strade a grandi lastre lisce, eccellenza e innovazione dei Romani, caratterizzano tutte le vie di Pompei. Hanno marciapiedi, fontane agli incroci (molte funzionanti e potabili), zone rialzate per l’attraversamento pedonale e barriere che servivano ad impedire la circolazione dei mezzi. 

Frigidarium, Terme Suburbane

Sulla sinistra della breve salita verso la porta, c’è il complesso delle Terme Suburbane, con all’ingresso quella che era la zona spogliatoio (intuibile dai dipinti che raffigurano armadietti e scene erotiche, forse ironiche) e poi la classica suddivisione in frigidarium, tepidarium e calidarium.

Terme Suburbane, Pompei

Pompei, il Foro, il Vesuvio

Procedendo  avanti, alla nostra sinistra troveremo i resti del tempio dedicato ad Apollo, il più antico, riconducibile al periodo Sannitico (V secolo a.C.).

Da qui arriviamo al Foro, la piazza principale, che a Pompei è decentrata rispetto all’impianto urbano. 

Si tratta di un grande spazio rettangolare dove a nord troneggiano le rovine del tempio dedicato a Giove, mentre il Vesuvio incombe sullo sfondo. Tutto intorno c’erano colonnati e portici.

Rovine del Tempio di Giove, Pompei

Basilica, Pompei

La  parte meridionale dello spazio era occupata da tre aule destinate agli uffici ministeriali e alle assemblee. A fianco di queste c’è quello che resta della Basilica e sul fondo, la Tribuna da dove parlavano i  magistrati.

La Basilica al tempo dei Romani non aveva un ruolo religioso ma era il luogo in cui si esercitava la giustizia e il centro della vita economica del paese. 

 

Sulla destra del Tempio di Giove troviamo i Granai dove venivano conservati i cereali; oggi vi si trovano raccolti alcuni oggetti pervenuti dagli scavi. Molti altri, i più preziosi, si trovano al Museo Archeologico di Napoli: si tratta di gioielli, mosaici, statue, vasellame, strumenti musicali, affreschi...  

Panorama dal Foro verso i Monti Lattari

Il pavimento della piazza era in travertino, ne sono rimaste alcune lastre in qua e là.

Via Consolare

A questo punto possiamo iniziare ad addentrarci nei vicoli e per le grandi strade della città.

Una a fianco all’altra troveremo abitazioni, dalle più semplici, con bottega al piano terra e piccolo spazio a fianco o al piano superiore, a quelle un po’ più grandi, decorate da mosaici e corredate da giardini interni, i cosiddetti peristilii.

Casa di Loreio Tiburtino e Octavius Quartio 

“Case piccole, senza finestre che danno su cortili e gallerie aperte…. Sembrano dei modelli o degli armadi di bambole… Ma queste camere, queste sale, questi corridoi, sono ornati di gaie, ridenti pitture, graziosi arabeschi, ghirlande di fiori…”

da Viaggio in Italia di Johann Wolfgang Goethe,  11 Marzo 1787

Ninfeo, Casa di Loreio Tiburtino e Octavius Quartio 

 

Le case dei ceti più agiati erano composte da uno stretto corridoio di accesso che conduceva ad un atrium coperto da tetto spiovente e aperto al centro, in modo da convogliare le acque piovane in una vasca detta impluvium.

Intorno all’atrium c’erano i cubicula, le camere da letto della famiglia, poi il tablinum (salotto di rappresentanza) e il triclinum, la stanza da pranzo. 

Casa di Giulia Felice

Davanti a queste si apriva il peristilio, un giardino circondato da un portico e spesso abbellito da una fontana. Ai lati c’erano altre stanze per le varie stagioni e differenti usi e più in fondo spesso si trovava l’hortus, con alberi da frutto e pergolati di viti.

Le piante nei giardinetti sono stati riposizionate seguendo le indicazioni date dalle radici e dai semi nel terreno. Si è visto che erano essenzialmente adornati da siepi di bosso, rose, viburno, oleandri, melograni, platani e alberi da frutto. 

 

Non tutte le case sono visitabili purtroppo: a Pompei viene stabilito un sistema di rotazione per l’entrata nelle case più importanti.

Si può comunque sbirciare dagli ingressi.

Villa dei Misteri

Le pareti all’interno delle abitazioni, e a volte anche quelle dell’esterno, erano colorate. I toni sono quelli del rosso, bianco e giallo ocra, con balze, riquadri, decorazioni, graffiti e basamenti neri e verdi. L’azzurro era quasi sempre riservato alle zone con acqua (piscine, ninfei, giardini, terme..) A volte l’intonaco in stucco veniva trattato a cera e lucidato ad imitazione del marmo. I colori si sono probabilmente scuriti per il contatto con i materiali eruttivi.

Casa e thermopolium di Vetutius Placidus

Proseguendo il cammino lungo la principale strada del paese, la Via dell’Abbondanza, troveremo molti thermopolium o popina. Erano le taverne dove poter mangiare e bere qualcosa di caldo, l’equivalente dei nostri ristoranti. 

thermopolium o popina

 

Sono riconoscibili dal bancone in muratura con incassati i contenitori in coccio che servivano a mantenere al caldo le vivande. 

Panificio di Modesto

Fullonica di Stephanus (lavanderia), Via dell'Abbondanza

Nel paese c’erano molti forni, palestre, lavanderie, terme pubbliche e anche i lupanare (bordelli), che spesso si trovavano ai piani superiori dei locali. 

 

Sul fondo della lunga Via dell’Abbondanza si trova il grande anfiteatro, il più antico degli anfiteatri romani che si conoscono, ha perciò un grande valore nello sviluppo di questo peculiarissimo monumento dell’architettura romana.

Fu costruito verso l’80 a.C. dai magistrati C. Quinzio Valgo e M.Porcio, che avevano edificato a proprie spese il delizioso Teatro Piccolo, sulla destra più avanti. La particolare costruzione circolare era nata raddoppiando le strutture del teatro ideato dai Greci, popolo che ha sempre ispirato Romani ed Etruschi. 

Teatro Piccolo, Pompei

Teatro Grande

Il Teatro Grande fu edificato in epoca ellenistica ( 200 -150 a.C.) e ampliato in età Augustea. Alle spalle della scena c’era una vasta piazza quadrata circondata da portici (porticus post scaenam) dove gli spettatori potevano ritemprarsi durante e dopo lo spettacolo. 

Caserma dei Gladiatori

Più tardi, nell’età neroniana, si trasformò in caserma dei gladiatori, per ospitare le numerose familiae gladiatorum che venivano via via assoldate per i grandi Ludi nell’anfiteatro. 

 

La partecipazione agli spettacoli era regolamentata da un decreto di Augusto che richiedeva eleganza e decoro: non si poteva mangiare né bere, i posti erano numerati e gli spettatori  dovevano indossare la toga di gala. Nel 59 d.C. durante uno spettacolo nell’anfiteatro di Pompei, avvenne una sanguinosa zuffa fra Pompeiani e Nocerini, ricordata negli scritti di Tacito.

Il fatto fu riferito all’imperatore Nerone, il quale intimò il Senato di decretare la sanzione più grave, che consisteva nella chiusura dell’anfiteatro per dieci anni. 

Gli affreschi restaurati della Villa dei Misteri

Girare per Pompei, accompagnati da una guida o dopo un’accurata documentazione per apprezzare meglio ciò che si vede, è un’esperienza straordinaria, la più incredibile testimonianza dell’epoca romana, una visita alla quale dedicare un’intera giornata.

Fra i luoghi da non perdere, oltre a quelli già citati, sono consigliabili la Casa del Fauno in Via della Fortuna, la Villa dei Misteri, fuori dalle mura e le tre abitazioni sul fondo di Via dell’Abbondanza, quasi delle ville, con cortili doppi e spazi per gli ospiti.

 

La Casa di Giulia Felice per esempio, aveva una parte allestita ad albergo, forse per ospitare attori e spettatori del vicino anfiteatro.

Palestra degli Juvenes, Vicolo della Regina

A Pompei potete girare liberamente esplorando vicoli, rovine di case e di botteghe, zone per il relax e lo sport. Ogni città romana, anche le più piccole, avevano terme, teatri, palestre. I Romani curavano il loro aspetto e trascorrevano molto tempo in questi luoghi.

 

“Le case di Pompei testimoniano il gusto di tutto un popolo per la pittura e per l’arte, gusto di cui il più appassionato amatore non ha oggi né l’idea, né il sentimento, né l’esigenza”

Da Viaggio in Italia di J.W. Goethe, 1786

Thermopolium di Asellina, Via dell'Abbondanza, Pompei

Napoli

Napoli

Le informazioni in breve

Il Colosseo

Il Colosseo

Breve storia dell'Anfiteatro Flavio

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